Home

"L'uomo con la sua tendenza all'attività simbolizzante, trasforma inconsciamente in simboli le forme e gli oggetti (in tal modo attribuendo ad essi una enorme importanza psicologica) e li esprime per mezzo della religione e delle arti figurative."  (Francesco Carbone)


Intorno alle pratiche sparse di Francesco Carbone

Foto anni '50-'60
 


"Godranopoli
tra presenza e latenza"




































 

di Nicolò D'Alessandro
 
Ritengo doveroso dare una testimonianza per un amico e intellettuale  anomalo,  con il quale ho percorso gran parte della mia vicenda artistica. Per l'attenzione che mi ha dedicato come  uomo e come artista gli devo grande riconoscenza.
Voglio, in questa sede, riferire di un episodio personale, insignificante all'apparenza ma dal quale scaturisce il senso profondo di un sodalizio che dura da sempre: una traccia utile alla comprensione del mio scritto su un operatore siciliano al quale  tanti devono molto.
Nel 1963, al Circolo Rinascita di Agrigento, Francesco Carbone teneva una conferenza, mediata dal pittore Andrea Carisi, sulle arti figurative in occasione di una collettiva di: Renzo Abbate, Ibrahim Kodra, Filippo Panseca, Francesco Carbone e lo stesso Carisi.
Provate ad immaginare il clima degli anni '60 ad Agrigento, nel suo degrado sociale e civile, nel suo sottosviluppo culturale, condizione comune delle provincie in quel  periodo; sarà più facile comprendere la forza e il valore delle nuove proposte figurative presentate da  Francesco Carbone, ed il fascino di un mondo figurativo nuovo che compensava il vuoto o meglio  stravolgeva il "pieno" stantio di una cultura figurativa che veniva filtrata attraverso i giornali da un giovane pittore di belle speranze come chi scrive. Alla fine del dibattito, un mio timido intervento di replica stabiliva con il critico venuto da Palermo, una sintonia che ha consolidato nel tempo quei valori di stima e di amicizia che oggi non vanno più di moda, affaccendati  come siamo o diciamo di essere, in tutt'altre cose. Aggiungo che l'attenzione del critico affermato nei confronti di uno sconosciuto ed impacciato pittorello di provincia, è la chiave per leggere con chiarezza il ruolo di un intellettuale anomalo che tanto generosamente ha donato ad intere generazioni il sospetto che l'arte sia molto di più che la mera produzione di manufatti: che l'arte sia, piaccia o no ai  demagoghi  rivoluzionari del nostro tempo, non una pratica di esercitazione di potere, ma di umanità. Un esercizio  d'amore e di passione da condividere con  gli altri. Crescere insieme nel clima virtuale della bellezza e della sua ricerca. Non è agevole ciò, angustiati come siamo da mille cose inutili, ma la vicenda umana e artistica di Francesco Carbone ci dimostra che non solo è possibile, ma può, e deve diventare progetto di vita. E' questo l'insegnamento di un autentico maestro siciliano. 
Non è facile con queste particolari condizioni d'ordine affettivo, emotivo, rendere lucidamente una testimonianza sul suo valore artistico e culturale.
Avrete già perdonato l'episodio personale riferito, ma la chiave di lettura ci serve per comprendere come quell'episodio si ripeta immancabilmente da trentacinque anni.
Voglio dire che l'attenzione che l'intellettuale ha dedicato ad almeno quattro generazioni è davvero sorprendente. Pittori, scultori, poeti, operatori, installatori. E' un elenco interminabile. Per alcuni versi inquietante. Molti artisti siciliani che hanno avuto la fortuna di conoscerlo sono stati incoraggiati, sostenuti nel territorio delle idee, nel grande sogno di riscatto civile e sociale dell'arte. 
Le mie potrebbero apparire parole fuorvianti e gratuite, dettate da compromissorio affetto e amicizia se non  venisse in aiuto alle mie argomentazioni  un capolavoro anomalo, eccentrico nel suo iter evolutivo, dissennata "creatura" dell'artista e dell'intellettuale impegnato che negli ultimi venti anni ha fisicizzato questo straordinario amore per  l'arte, per la cultura. Molti avranno già capito che mi riferisco a "Godranopoli", luogo dell'immaginario, del progetto e del futuro della Sicilia.
Godranopoli, assonante nome più vicino a quella Paperopoli disneyana dell'infanzia, per quel che di ingenuo e di generoso c'è, per quel che di sospeso; coincidente con il sogno utopico del desiderio, ma fortemente proiettato nel progetto responsabile e colto di un intellettuale eccentrico, che vuole vincere la sua ideale battaglia di progresso, senza minimamente tenere conto delle risorse istituzionali , fidando solo sulle proprie forze.
Non è accettabile, nella sciagurata logica politica siciliana, pensare che il museo etnoantropologico Godranopoli, sia il frutto di un solo uomo , della sua caparbia voglia di amare, nonostante. Della sua dissennata generosità che lo porta, con i soldi della sua buonuscita di impiegato dell'Ars e di quella di Elvira Franco, la moglie maestra, a costruire Godranopoli, su un terreno di 5000 metri quadrati, un'eredità paterna, e a sostenere le spese vive di definizione, manutenzione e i mille lavori quotidiani che la costruzione richiede. Eppure ciò è avvenuto in questa personalissima istituzione culturale molto complessa nella sua enunciazione teorica, dove confluiscono e convivono con la cultura del  territorio, sapientemente, le ipotesi  più  avanzate di  sperimentazione culturale ed artistica contemporanea. Ne apparirebbe riduttivo, per le altre istituzioni (Fiumara d'Arte, Gibellina, Museum di Bagheria) sapere che Godranopoli  ha stabilito, piaccia o no, nell'immaginario collettivo siciliano un punto fermo di fiducia nelle idee e nell'utopia di questa isola contraddittoria che trae linfa vitale dalla passione dei singoli e non dalla collettività. Basta riferire qualche utile esempio di iniziativa privata: la Casa Museo di Antonino Uccello a Palazzolo Acreide, la Casa dell'africanista Emanuele Cavallaro a Cinisi, la Casa Museo di Teresa e Giovanni Alonge a Raffadali per capire meglio la loro reciproca influenza e la realtà culturale dell'isola.
Apparirebbe ancora più incomprensibile capire perché una struttura privata complessa come Godranopoli possa, nel tempo, senza i rituali contributi assistenziali, diventare una emittente della cultura in senso sociale e culturale. Di fatto, nella zona di Roccabusambra, al riparo del grande ventaglio sull'Isola, (invenzione straordinaria del  poeta pecoraio Giacomo Giardina), quasi  tutti, conoscono questa pittoresca costruzione e molti vanno a regalare attrezzi e reperti di una civiltà contadina destinata a scomparire irreparabilmente. Artisti e studiosi di tutto il mondo, turisti, curiosi, intere scolaresche vanno in visita, sono incoraggiati a partecipare al 'consumo attivo' del luogo in tutte le pluralità dell'esperienza. Lo sanno bene i contadini, i pastori della zona che quell'anomala costruzione estranea al territorio, non è un granaio, non è un ufficio di assistenza, né un luogo di spettacolo, né un circolo. Non è un luogo di deposito di 'cose morte' ed usurate, rese inservibili. Intuiscono che c'è in questo punto nodale, a Godranopoli, la possibilità che la cultura del territorio  sopravviva alla storia, alle urgenze di un progresso massificante e spersonalizzante. Ritornano, quando se ne presenta l'occasione, a rivedere i loro pezzi donati a Francesco Carbone e i più vecchi li indicano,  chè appartengono alla loro memoria, al loro passato ormai  reso lontano. Sanno, senza essere cultori di studi etnoantropologici  o artisti, che il luogo-museo offre alle generazioni future la possibilità di ricordare, riflettere  per capire e  progredire.
E' Godranopoli, museo-laboratorio, luogo di  coscientizzazione, di creatività, di catarsi liberatoria nelle molteplici 'azioni socio-culturali', soprattutto con la bella stagione, l'estate. La storia del luogo di questo paesino, a ridosso del bosco della Ficuzza, vanta , tra gli altri visitatori, presenze memorabili  di artisti  come Augusto Boal  o Eugenio Barba che hanno colto l'importanza dell'interazione tra cultura e natura, tra tradizione e immaginazione ricostruttiva. Molto di più delle istituzioni locali, degli addetti ai lavori. Sanno i  giovanissimi  frequentatori  di Godranopoli che possono toccare i reperti, intervenire nell'indagine esplorativa con il tatto, la vista, l'olfatto, più che in altri luoghi-musei dove tutto è bloccato. Sta qui la grande invenzione. Aver dato l'indicazione di un uso corretto della memoria e dell'intervento attivo nei confronti del 'trascorso' che proietta nel presente nuove possibilità ideative, immaginative, creative. 

Inizio pagina                                                                            Home


Francesco Carbone
pratiche sparse

L'uomo,  la memoria

L'artista

Godranopoli

Il riciclaggio

L'opera critica

Notizie  biografiche