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Godrano/pro- memoria
testo di Francesco Carbone
Godrano, paese un tempo simmetrico
snodato su una collina, dista
da Palermo 35 chilometri. La sua popolazione
non ha mai superato i
1.200 abitanti. Vive prevalentemente di pastorizia
e di agricoltura.
Godrano ha origini lontane. La sua storia ufficiale
inizia nel 1300,
quando Francesco Valguarnera, Milite Regio, venne
nell'isola con Pietro
I d'Aragona, re di Sicilia.
Da quell'epoca - divenuto di volta in volta feudo,
casale, baronia, terra
- Godrano ha seguito e subito vicende e vicissitudini
delle aristocrazie
che lo hanno posseduto: Valguarnera, Barberi,
Bartolomeo di Montaper-
to, Lancellotto, Lavara, Calogero Colonna Romano
e Gabriele, Giovanni
Cottù Fardella, Marchese di Roccaforte.
Infine, Francesco e Lorenzo
Cottù Marziani. Quest'ultimo fu un autentico
democratico: patriota e
senatore, combattè alla Camera dei Pari
il regime borbonico che lo
perseguitò, costringendolo a rifugiarsi
spesso nella sua terra di Godrano.
In embrione, o come nucleo abitativo
ridotto, Godrano esisteva
prima a valle, in prossimità di un lago
ricco di pesci e di trote che
venivano venduti anche a Palermo.
Lo storico e geografo arabo Edrisi
nel suo «Libro di Ruggero», dà
origine araba al nome del paese, registrandolo
come «El-Godrash»,
mentre Vito Amico ritiene che il nome di Godrano
sia di derivazione
latina: Godranum.
Così Busambra, che lo stesso
Edrisi chiama Busambra e poi
Kalabusamara, un caratteristico monte
che domina le grandi vallate
del vasto territorio sottostante, aprendosi
sull'isola come un venta-
glio.
L'immagine del ventaglio è
di Giacomo Giardina che dalle pendici
di Rocca Busambra, ai confini con la foresta
di Ficuzza, nelle praterie
e nelle brughiere di Valle Maria, pascolando
il gregge, si rivela poeta.
La successiva influenza del potere
di Ferdinando III di Borbone che
governò la Sicilia dalla sua residenza
quasi permanente nella vicina
Ficuzza, contribuì a modellare negativamente,
nella vasta area di Rocca
Busambra, strutture mentali, comportamenti individuali
e strutture isti-
tuzionali. (Si consideri, per esempio, a questo
proposito, quella relativa
all'amministrazione del demanio forestale di
Ficuzza).
La mafia, marcatamente rurale e
locale, prima; poi più apertamente
«politica» e trans-territoriale,
ha esercitato nel recente passato il proprio
potere sul luogo con decisione e violenza sino
a quando, nel 1953,
l'avvento di un forte movimento di base (cittadini
e pastori poveri),
confluito nel PCI, non causò una decisiva
scossa al fenomeno, togliendo
persino alla mafia, per la prima volta nella
storia locale, la gestione del
Comune. Le lotte sia politiche che sindacali
di quel periodo (occupazioni
di terre da coltivare e di pascoli demaniali,
miglioramenti dei salari, ecc.),
determinarono una partecipazione di massa ai
fatti sociali e l'inizio di
una presa di coscienza legata alle situazioni
contestuali, sia regionali che
nazionali.
Nel frattempo, però, la mafia
ritornava alla carica e sferrava una
controffensiva basata sulla rabbia e la vendetta,
facendo ricorso nei
confronti del movimento popolare e dei suoi dirigenti
locali a mezzi di
intimidazione e di rappresaglia quali lo sgozzamento
di greggi, l'avvele-
namento di muli,le minacce di morte, le trame
giudiziarie per far finire
in galera il rappresentante più deciso
dello stesso movimento popolare.
In seguito a ciò, dopo due anni di dura
e ferma resistenza, lo stesso
movimento popolare fu costretto ad attenuarsi.
Rialzata la cresta, la mafia tentò
di recuperare il prestigio compro-
messo, ma di lì a poco, il sopraggiungere
di violente lotte intestine e
delle faide, circoscrisse il ruolo che essa aveva
esercitato prima su tutti
gli altri. Diminuito così e neutralizzatosi
per propria involuzione il
potere mafioso (una mafia locale ripiegata del
resto su se stessa, sui
propri prestigi e rapporti di forza non ben calcolati;
rapporti, cioè, privi,
nei fatti, di tensioni, di raccordi, di conseguenze,
di tattiche e strategie
«espansionistiche» intelligenti,
ecc.), è poi subentrato il potere formalizzato
della D.C., la quale peraltro aveva ricevuto
sempre appoggi più o meno
eclatanti da parte della stessa mafia godranese.
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