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"L'uomo del Sud è un uomo solo: vive di tempi  e di spazi inventati: ma le cause di questa solitudine sono sempre reali? Fino a che punto la solitudine dipende dall'ambiente e dall'uomo?" (Francesco Carbone)

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Le strutture
ambientali


 
 

La scrittura visuale


















 

 
di Nicolò D'Alessandro
 
"Io sono dentro i miei limiti di espressione, come contenuto nelle dimensioni di una vicenda comune che potrebbe concludersi senza l'apporto di qualche traccia esteriore capace di durare. Conta l'impegno, la consapevolezza di volersi  'determinare e collocare' in uno spazio di valori totali e non ai margini del proprio tempo. Questo è il mio impegno culturale"
Così si autopresenta alla sua prima mostra personale di assemblages materici (paesaggi industriali, pitture materiche), nel 1963, alla galleria Il Chiodo di Palermo.
Trascorsi trentacinque anni da queste affermazioni ne riproponiamo la coerenza e l'onestà intellettuale che hanno dato alla cultura siciliana un artista di rara coerenza.
 "E' chiaro che da quest'altra parte dello stretto, in cui opero, la mia ricerca sperimentale non muove dalla localizzazione di presupposti topo-sociali ed economici condizionanti. (Intanto le comunicazioni di immagini e la loro inflazione travolgono ugualmente l'isolamento degli agglomerati a struttura feudale dell'isola, dove la figlia del campiere usa anche lei il sapone cadum e legge il grand'hotel). Con questo si vuole dimostrare che si può vivere nella unitarietà di un contesto a vari livelli di ricezione e di reazione (e quindi di stimoli culturali) e ritenere allo stesso modo che altrove, storicamente superata l'ideologia del rifiuto. E' altrettanto chiaro che il mio operare si svolge in una  pre-fase di intervento. Così, al clan astorico e delittuoso di mafia, io contrappongo - intanto - un team ideale di determinazione. Esso comprende i nomi di un Koffka e di un Rubin, di un Lewin e di un Katz e poi anche quelli di un Husserl  e di molti altri"(1965).
Ed ancora leggiamo in un'altra autopresentazione dell'aprile 1965 che sancisce un nuovo territorio della ricerca 'optical art' (strutture optical formate da specchi, legni, lamiere e scotch) dopo le esperienze informali e materiche dell'anno precedente.
"Siccome sto raccontando il mio quadro-oggetto, é ancora un più evidente che debba circoscriverne la nascita al sud. Io avevo chiesto un congegno, un oscillatore elettrico, e il venditore pensò subito ad una possibile mia utilizzazione  del congegno a scopo dinamitardo: la solita giulietta imbottita di tritolo da far esplodere sotto un fabbricato - i due poli del filo negativo e positivo tra la batteria e la maniglia della portiera o del bagagliaio. Io volevo suscitare nel quadro - oggetto un processo cinetico reale, con reversione ottica spaziata e stimolante. Il sospetto del rivenditore mi mortificò. Ma anche per questi quadri(oggetto) si sono verificate complicazioni, per via della plastica autoadesiva, nera. Mi serviva il nero opaco, che stabilizza la zona visiva di influenza, omogeneizzando il sottofondo nella totale assenza di luce. Il nero opaco era finito, c'era solo il lucido, l'autoadesivo d-c-fix, e non più l'altro, l'alkor gmbh. Era necessario chiederlo al nord, al fornitore di Milano, in tutto una settimana di tempo. La fornitura di questo prodotto plastico al modesto rivenditore di Palermo non è frequente, il suo consumo è dosato nel tempo. Questa è la civiltà del tritolo cui appartengo (certo si è capito)."  Molto più che le mie parole i brevissimi brani tratti dal suo "diario dell'operare", prima riportati, danno la misura dell'impegno teorico estetico. 
E' fondamentale l'esperienza di ricercatore prima sul versante informale, poi  su quello gestaltico e quello strutturale per approfondire le esperienze di gruppo e la necessità dell'ideazione di un Centro di Ricerche Estetiche. L'artista convive sapientemente con l'operatore culturale e, (il confine è molto labile), la sua scelta di intervento socio-culturale nel territorio si confonde e si integra in qualche modo con il politico.
Non è difficile affermare che il ricambio figurativo siciliano nasce dal suo impegno e dal lavoro di divulgazione  svolto soprattutto nell'ambito dell'arte di ricerca. Francesco Carbone avverte il problema e la necessità di uno svecchiamento ed assume il gravoso compito di condurre come critico militante un'azione informativa educatrice e di stimolo. La sua posizione sta tra la presa di coscienza della propria condizione di "unico operatore ghestaltico in un'area pre-industriale", qual è quella della Sicilia e la consapevolezza di contribuire come critico con scritti e conferenze alla diffusione e conoscenza delle nuove tendenze delle arti visive. Inizio pagina
 

Significato di gruppo: Temposud

All'individualismo delle esperienze informali degli anni '50 e '60 che hanno prodotto profonde rotture nel processo storico-estetico nuove necessità operative urgono nel territorio delle arti figurative. Nuove problematiche rendono quasi conseguente  l'esigenza di far gruppo in modo da realizzare uno scambievole apporto socializzato dell'arte. A Roma, Padova e Milano rispettivamente il gruppo 1, il gruppo N  e il gruppo T  e poi a Dusseldorf il gruppo O e Group de Recherche d'Art Visuel di Parigi e l'Equipo 57  di Cordoba svolgono un'azione di rinnovamento in Europa alla luce di rinnovate  esigenze etico-estetiche.
Il primo gruppo operativo Temposud, a Palermo, nasce ad opera di Carbone assieme ai due giovani Renzo Abbate e Filippo Panseca. Una stagione ricca di futuro questa che sfocerà in altre esperienze fondamentali per la cultura di ricerca figurativa in Sicilia. Mi pare opportuno  riportare una preziosa ed esaustiva lettera, inviatami da Francesco Carbone, che mi chiarificava  l'intenzionalità operativa del gruppo Temposud nel maggio del 1967.
"Caro Nicolò, dalla tua lettera mi pare di capire che vuoi un supplemento di chiarificazione alle motivazioni che hanno condotto alla costitutio del gruppo Temposud. Nelle 'ragioni' contenute nel catalogo della prima mostra del nostro gruppo, credo di aver messo a fuoco le cause sostanziali  che hanno determinato la nostra iniziativa, tenendo presente nel contempo, come le stesse cause abbiano giustificato più da vicino quelle su cui si basano le singole scelte dei componenti il nostro gruppo operativo. Inutile , quindi riprenderle, ma ritengo più necessario aggiungere qualche altro dettaglio al riguardo. Tu sai a quale genere di dispersione totale continuino a sottoporsi quasi tutti i pittori e gli scultori siciliani e quanto poco abbiano capito dalla grande lezione dell'informale, di quel  rapporto drammaticamente teso che esso aveva stabilito col mondo, col mondo inteso nella sua globale esistenzialità, nella sua  abitabilità come necessità di vita e di spessori dialettici. Il superamento storico dell'informale ha portato, come sai, ad una diversa e conseguente prospettiva nell'originario rapporto dell'artista e il mondo, un rapporto di maggiore fiducia, basato su una presenza costruttiva dell'artista nel vivo di una società avviata verso  assetti sociali, tecnici, scientifici incalzanti e imprevedibili. 
L'urgenza,  quindi, di uniformarsi  criticamente  a talune metodologie proprie di altri versanti della ricerca e del programma, ha indotto molti artisti ad affiancare la propria azione, a riunirsi in gruppo, perché esso rivelasse in primo luogo l'intenzione associativa (etica) dell'arte di fronte alle nuove problematiche di una civiltà più omogenea e relazionata.
Ora figurati, caro Nicolò, con quale  foga e partecipazione noi qui, a Palermo, abbiamo formato "Temposud", quale esigenza di natura anche sociologica ci abbia spinto a farlo. L'uomo del Sud è un uomo solo: vive di tempi  e di spazi inventati: ma le cause di questa solitudine sono sempre reali? Fino a che punto la solitudine dipende dall'ambiente e dall'uomo? La risposta a questi interrogativi è di tipo socio-culturale". Inizio pagina
 

Nuova Presenza e Presenzasud.

Su  questa logica nasce un importante momento di riflessione sul destino delle arti figurative. Molto è messo in discussione. In questo clima operativo nascono a Palermo Nuova Presenza  e Presenzasud  con l'ostinata e coerente intelligenza del suo ideatore.
I contatti con la cultura delle aree europee  ed americane del Centro di Ricerche Estetiche Nuova Presenza, nella serie di mostre presentate,  costituiscono una delle più aggiornate stagioni delle arti figurative del periodo in Sicilia. Il veicolo documento è appunto la rivista Presenzasud  voluta, ideata e sponsorizzata dall'artista, che segna un punto fermo nel suo lavoro perchè ne sottolinea la volontà di forzare gli eventi, con un'operazione culturale che avrà una larga eco nell'ambiente culturale italiano.
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Le strutture ambientali 

Negli anni compresi tra il 1967 e il 1968  nuove ipotesi di ricerca lo portano a sondare l'environment art  che organizza uno spazio architettonico allusivo, consentendo all'artista di assommare nella propria opera, pittura, scultura, architettura allo scopo di poter offrire così il suo contributo alla qualificazione non soltanto estetica delle strutture ambientali. Il riferimento ideale di Carbone alla città percepita da Linch sottolinea in questo caso  un particolare interesse operativo  e una singolare carica di immaginazione conseguente. 
"Lo  spazio  dell'environment art non è lo spazio architettonico, - puntualizza in uno scritto - ma il suo suggerimento. Al limite è un progetto. Il mio è un progetto di ispirazione fondamentalmente linchiana. Luce spazio struttura, spazio: presupposto della  vividezza della percezione della forma  della città contemporanea. Si tratta di un progetto che non capovolge i termini di un rapporto, ma che si realizza nella globalità della sua intenzione estetica. Non un gesto aleatorio, quindi ma una volontà espressa oltre l'apparenza, in direzione di una realtà percepita, come a voler dire: Kevin Linch o del mio progettare".
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Land  Art o arte della terra

Come sempre attento ai mutamenti sociodinamici della cultura figurativa, negli anni settanta, giustifica il rinnovato interesse per le ricerche che interessano il "territorio dell'uomo tecnologico" e che, imprevedibilmente, si  ricollegano ai "valori" della natura con intenzioni estetiche nuove, promuovendo alcuni interventi artistico-estetici nel territorio di Godrano sul lago del Gorgo (Cannitello) con azioni dal  titolo suggestivo, ma fortemente incidenti sul piano della denuncia. Fauna al negativo (conigli in polistirolo collocati nel bosco); Il lago ribaltato (un enorme telo di plastica steso su tutto il perimetro del lago); S.O.S. per la terra (polvere di calce per scrivere un grande S.O.S. visibile a parecchi chilometri di distanza). I momenti di queste performances che hanno visto una partecipazione collettiva (Enzo Indaco, Francesco Carbone, Franco Pappalardo, Enzo Chiappara, Beno Mazzone, Mario Orofino, lo scrivente e altri) sono la prima manifestazione  di Land Art  avvenuta in Sicilia nel 1972. Carbone approfondisce negli anni successivi l'interesse per l'Arte e il territorio (1975) promuovendo numerose mostre in tal senso. 
L'attenzione diventa impegno e partecipazione nel tentativo di riabilitare le dinamiche socioculturali del territorio e la riqualificazione delle condizioni umani e sociali anche con interventi di attivazione sociopolitica mirate. Inizio pagina
 

Arte neo antropologica (1976)

Sono le "cassette di scrittura neoantropologica" il momento di riflessione su un "ritorno non tanto all'arte del rappresentare, ma un riandare all'origine del segno, alla scrittura, ai supporti elementari e diretti (legno, terra, sassi, prodotti naturali) su cui veniva, e tuttora viene registrata la scrittura, dandosi come elemento visivo, come dato percettivo intellegibile", per capire meglio, per riflettere su certe condizioni della cultura e il suo divenire.
 

Nasce nel 1977 il Movimento comunità di base "Busambra".

Francesco Carbone crea, con mezzi propri , senza contributi pubblici, il Movimento comunità di base "Busambra", nel 1977, decidendo di attivare la ricerca sociale e culturale nella vasta area sperimentale comprendente i 25 paesi situati nell'area di Rocca Busambra  (Godrano, Cefalù Diana, Villafrati, Mezzojuso, Campofelice Fitalia, Vicari, Corleone, Ficuzza, Bolognetta, Marineo). La forza di coinvolgimento produce, miracolosamente, una serie di risultati concreti che lo convincono a proseguire in tale progetto. Sempre quest'anno in collaborazione con il Teatro Libero di Palermo collega le più avanzate proposte di ricerca teatrale internazionale alla cultura agropastorale del territorio di Godrano  e con le note tecniche di teatro  popolare di Augusto Boal, l'esperienza di attivazione si traduce in dinamiche partecipative  di gruppo inedite, straordinariamente efficaci, tanto da diventare soggetto di studio nel libro del drammaturgo brasiliano: Il teatro degli oppressi, Feltrinelli, 1989. Sulla scorta delle stimolanti esperienze condotte in questo periodo Francesco Carbone teorizza la ipotesi di un Teatro analfabeta o l'Antu di Godrano o del Quinto teatro, che tende "come necessità non tanto alla concettualizzazione del primordiale, del congenito, dell'elementare, quanto alla realizzazione diretta di tali elementi riferiti alla prassi del vissuto, alla sua struttura, che è ricerca della sostanza (sociale, ideologica, politica, culturale)". Una teatralità spontanea, una spettacolarità clandestina, che ignora se stessa  e "vive una diversa dimensione dell'immaginario e una latitudine altra della 'creatività' ". Inizio pagina
 

Le libere scritture visuali

Le libere scritture visuali sono un'altra proposta del poliedrico artista che da un cinquantennio spazia con disinvoltura nei territori della ricerca figurativa siciliana. Rivelare nascondendo. Rimescolando il significato della scrittura con il significante. Vuole abituarci in questa straordinaria stagione ad un linguaggio senza la parola. Vuole ammonirci dell'inutilità del significato dei codici  che portano a risposte definite. E' altro ciò che veramente conta dell'esistente e ce lo dice tra l'ironico e il sentenzioso con questi lavori.  Quel perduto relazionarsi tra la natura e la cultura  è ciò che interessa  davvero. Ci guida per mano al silenzio, negando il fragore della parola scritta, mimandola e riproponendola liberamente nella memoria di se solo ed esclusivamente nel segno sconnesso, dissennato, non significante non correlato a frasi o a pensieri. Affronta così la circolarità tautologica del pensiero sino alla sua negazione e fine.
Cerca con disperata lucidità il valore comunicante della parola proprio nell'inafferrabile significato. Chiede apertamente uno sforzo, un'attenzione a chi legge basata sulla voglia di sentire, capire qualsivoglia messaggio dell'uomo all'uomo. Ambisce alla verità dell'umanità comunicante valori eterni coincidenti con la solidarietà dell'individuo che non deve mai dimenticare che la cultura lo ha irrimediabilmente reso animale sociale che si relaziona sia singolarmente che socialmente con il mondo naturale. 
"Non ho figli - confida spesso -  ma Godranopoli è per me come se fossero cento creature insieme". 


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