"Io sono dentro i miei limiti di espressione, come contenuto nelle
dimensioni di una vicenda comune che potrebbe concludersi senza l'apporto
di qualche traccia esteriore capace di durare. Conta l'impegno, la consapevolezza
di volersi 'determinare e collocare' in uno spazio di valori totali
e non ai margini del proprio tempo. Questo è il mio impegno culturale"
Così si autopresenta alla sua prima mostra personale di assemblages
materici (paesaggi industriali, pitture materiche), nel 1963, alla galleria
Il Chiodo di Palermo.
Trascorsi trentacinque anni da queste affermazioni ne riproponiamo
la coerenza e l'onestà intellettuale che hanno dato alla cultura
siciliana un artista di rara coerenza.
"E' chiaro che da quest'altra parte dello stretto, in cui
opero, la mia ricerca sperimentale non muove dalla localizzazione di presupposti
topo-sociali ed economici condizionanti. (Intanto le comunicazioni di immagini
e la loro inflazione travolgono ugualmente l'isolamento degli agglomerati
a struttura feudale dell'isola, dove la figlia del campiere usa anche lei
il sapone cadum e legge il grand'hotel). Con questo si vuole dimostrare
che si può vivere nella unitarietà di un contesto a vari
livelli di ricezione e di reazione (e quindi di stimoli culturali) e ritenere
allo stesso modo che altrove, storicamente superata l'ideologia del rifiuto.
E' altrettanto chiaro che il mio operare si svolge in una pre-fase
di intervento. Così, al clan astorico e delittuoso di mafia, io
contrappongo - intanto - un team ideale di determinazione. Esso comprende
i nomi di un Koffka e di un Rubin, di un Lewin e di un Katz e poi anche
quelli di un Husserl e di molti altri"(1965).
Ed ancora leggiamo in un'altra autopresentazione dell'aprile 1965
che sancisce un nuovo territorio della ricerca 'optical art' (strutture
optical formate da specchi, legni, lamiere e scotch) dopo le esperienze
informali e materiche dell'anno precedente.
"Siccome sto raccontando il mio quadro-oggetto, é ancora
un più evidente che debba circoscriverne la nascita al sud. Io avevo
chiesto un congegno, un oscillatore elettrico, e il venditore pensò
subito ad una possibile mia utilizzazione del congegno a scopo dinamitardo:
la solita giulietta imbottita di tritolo da far esplodere sotto un fabbricato
- i due poli del filo negativo e positivo tra la batteria e la maniglia
della portiera o del bagagliaio. Io volevo suscitare nel quadro - oggetto
un processo cinetico reale, con reversione ottica spaziata e stimolante.
Il sospetto del rivenditore mi mortificò. Ma anche per questi quadri(oggetto)
si sono verificate complicazioni, per via della plastica autoadesiva, nera.
Mi serviva il nero opaco, che stabilizza la zona visiva di influenza, omogeneizzando
il sottofondo nella totale assenza di luce. Il nero opaco era finito, c'era
solo il lucido, l'autoadesivo d-c-fix, e non più l'altro, l'alkor
gmbh. Era necessario chiederlo al nord, al fornitore di Milano, in tutto
una settimana di tempo. La fornitura di questo prodotto plastico al modesto
rivenditore di Palermo non è frequente, il suo consumo è
dosato nel tempo. Questa è la civiltà del tritolo cui appartengo
(certo si è capito)." Molto più che le mie parole i
brevissimi brani tratti dal suo "diario dell'operare", prima riportati,
danno la misura dell'impegno teorico estetico.
E' fondamentale l'esperienza di ricercatore prima sul versante informale,
poi su quello gestaltico e quello strutturale per approfondire le
esperienze di gruppo e la necessità dell'ideazione di un Centro
di Ricerche Estetiche. L'artista convive sapientemente con l'operatore
culturale e, (il confine è molto labile), la sua scelta di intervento
socio-culturale nel territorio si confonde e si integra in qualche modo
con il politico.
Non è difficile affermare che il ricambio figurativo siciliano
nasce dal suo impegno e dal lavoro di divulgazione svolto soprattutto
nell'ambito dell'arte di ricerca. Francesco Carbone avverte il problema
e la necessità di uno svecchiamento ed assume il gravoso compito
di condurre come critico militante un'azione informativa educatrice e di
stimolo. La sua posizione sta tra la presa di coscienza della propria condizione
di "unico operatore ghestaltico in un'area pre-industriale", qual è
quella della Sicilia e la consapevolezza di contribuire come critico con
scritti e conferenze alla diffusione e conoscenza delle nuove tendenze
delle arti visive. Inizio pagina
Significato di gruppo: Temposud
All'individualismo delle esperienze informali degli anni '50 e '60
che hanno prodotto profonde rotture nel processo storico-estetico nuove
necessità operative urgono nel territorio delle arti figurative.
Nuove problematiche rendono quasi conseguente l'esigenza di far gruppo
in modo da realizzare uno scambievole apporto socializzato dell'arte. A
Roma, Padova e Milano rispettivamente il gruppo 1, il gruppo N e
il gruppo T e poi a Dusseldorf il gruppo O e Group de Recherche d'Art
Visuel di Parigi e l'Equipo 57 di Cordoba svolgono un'azione di rinnovamento
in Europa alla luce di rinnovate esigenze etico-estetiche.
Il primo gruppo operativo Temposud, a Palermo, nasce ad opera di
Carbone assieme ai due giovani Renzo Abbate e Filippo Panseca. Una stagione
ricca di futuro questa che sfocerà in altre esperienze fondamentali
per la cultura di ricerca figurativa in Sicilia. Mi pare opportuno
riportare una preziosa ed esaustiva lettera, inviatami da Francesco Carbone,
che mi chiarificava l'intenzionalità operativa del gruppo
Temposud nel maggio del 1967.
"Caro Nicolò, dalla tua lettera mi pare di capire che vuoi
un supplemento di chiarificazione alle motivazioni che hanno condotto alla
costitutio del gruppo Temposud. Nelle 'ragioni' contenute nel catalogo
della prima mostra del nostro gruppo, credo di aver messo a fuoco le cause
sostanziali che hanno determinato la nostra iniziativa, tenendo presente
nel contempo, come le stesse cause abbiano giustificato più da vicino
quelle su cui si basano le singole scelte dei componenti il nostro gruppo
operativo. Inutile , quindi riprenderle, ma ritengo più necessario
aggiungere qualche altro dettaglio al riguardo. Tu sai a quale genere di
dispersione totale continuino a sottoporsi quasi tutti i pittori e gli
scultori siciliani e quanto poco abbiano capito dalla grande lezione dell'informale,
di quel rapporto drammaticamente teso che esso aveva stabilito col
mondo, col mondo inteso nella sua globale esistenzialità, nella
sua abitabilità come necessità di vita e di spessori
dialettici. Il superamento storico dell'informale ha portato, come sai,
ad una diversa e conseguente prospettiva nell'originario rapporto dell'artista
e il mondo, un rapporto di maggiore fiducia, basato su una presenza costruttiva
dell'artista nel vivo di una società avviata verso assetti
sociali, tecnici, scientifici incalzanti e imprevedibili.
L'urgenza, quindi, di uniformarsi criticamente
a talune metodologie proprie di altri versanti della ricerca e del programma,
ha indotto molti artisti ad affiancare la propria azione, a riunirsi in
gruppo, perché esso rivelasse in primo luogo l'intenzione associativa
(etica) dell'arte di fronte alle nuove problematiche di una civiltà
più omogenea e relazionata.
Ora figurati, caro Nicolò, con quale foga e partecipazione
noi qui, a Palermo, abbiamo formato "Temposud", quale esigenza di natura
anche sociologica ci abbia spinto a farlo. L'uomo del Sud è un uomo
solo: vive di tempi e di spazi inventati: ma le cause di questa solitudine
sono sempre reali? Fino a che punto la solitudine dipende dall'ambiente
e dall'uomo? La risposta a questi interrogativi è di tipo socio-culturale".
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Nuova Presenza e Presenzasud.
Su questa logica nasce un importante momento di riflessione
sul destino delle arti figurative. Molto è messo in discussione.
In questo clima operativo nascono a Palermo Nuova Presenza e Presenzasud
con l'ostinata e coerente intelligenza del suo ideatore.
I contatti con la cultura delle aree europee ed americane
del Centro di Ricerche Estetiche Nuova Presenza, nella serie di mostre
presentate, costituiscono una delle più aggiornate stagioni
delle arti figurative del periodo in Sicilia. Il veicolo documento è
appunto la rivista Presenzasud voluta, ideata e sponsorizzata dall'artista,
che segna un punto fermo nel suo lavoro perchè ne sottolinea la
volontà di forzare gli eventi, con un'operazione culturale che avrà
una larga eco nell'ambiente culturale italiano.
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Le strutture ambientali
Negli anni compresi tra il 1967 e il 1968 nuove ipotesi di
ricerca lo portano a sondare l'environment art che organizza uno
spazio architettonico allusivo, consentendo all'artista di assommare nella
propria opera, pittura, scultura, architettura allo scopo di poter offrire
così il suo contributo alla qualificazione non soltanto estetica
delle strutture ambientali. Il riferimento ideale di Carbone alla città
percepita da Linch sottolinea in questo caso un particolare interesse
operativo e una singolare carica di immaginazione conseguente.
"Lo spazio dell'environment art non è lo spazio
architettonico, - puntualizza in uno scritto - ma il suo suggerimento.
Al limite è un progetto. Il mio è un progetto di ispirazione
fondamentalmente linchiana. Luce spazio struttura, spazio: presupposto
della vividezza della percezione della forma della città
contemporanea. Si tratta di un progetto che non capovolge i termini di
un rapporto, ma che si realizza nella globalità della sua intenzione
estetica. Non un gesto aleatorio, quindi ma una volontà espressa
oltre l'apparenza, in direzione di una realtà percepita, come a
voler dire: Kevin Linch o del mio progettare".
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Land Art o arte della terra
Come sempre attento ai mutamenti sociodinamici della cultura figurativa,
negli anni settanta, giustifica il rinnovato interesse per le ricerche
che interessano il "territorio dell'uomo tecnologico" e che, imprevedibilmente,
si ricollegano ai "valori" della natura con intenzioni estetiche
nuove, promuovendo alcuni interventi artistico-estetici
nel territorio di Godrano sul lago del Gorgo (Cannitello) con azioni dal
titolo suggestivo, ma fortemente incidenti sul piano della denuncia. Fauna
al negativo (conigli in polistirolo collocati nel bosco); Il lago ribaltato
(un enorme telo di plastica steso su tutto il perimetro del lago); S.O.S.
per la terra (polvere di calce per scrivere un grande S.O.S. visibile a
parecchi chilometri di distanza). I momenti di queste performances
che hanno visto una partecipazione collettiva (Enzo Indaco, Francesco Carbone,
Franco Pappalardo, Enzo Chiappara, Beno Mazzone, Mario Orofino, lo scrivente
e altri) sono la prima manifestazione di Land Art avvenuta
in Sicilia nel 1972. Carbone approfondisce negli anni successivi l'interesse
per l'Arte e il territorio (1975) promuovendo numerose
mostre in tal senso.
L'attenzione diventa impegno e partecipazione nel tentativo di riabilitare
le dinamiche socioculturali del territorio e la riqualificazione delle
condizioni umani e sociali anche con interventi di attivazione sociopolitica
mirate. Inizio pagina
Arte neo antropologica (1976)
Sono le "cassette di scrittura neoantropologica"
il momento di riflessione su un "ritorno non tanto all'arte del rappresentare,
ma un riandare all'origine del segno, alla scrittura, ai supporti elementari
e diretti (legno, terra, sassi, prodotti naturali) su cui veniva, e tuttora
viene registrata la scrittura, dandosi come elemento visivo, come dato
percettivo intellegibile", per capire meglio, per riflettere su certe condizioni
della cultura e il suo divenire.
Nasce nel 1977 il Movimento comunità
di base "Busambra".
Francesco Carbone crea, con mezzi propri , senza contributi pubblici,
il Movimento comunità di base "Busambra", nel 1977, decidendo di
attivare la ricerca sociale e culturale nella vasta area sperimentale comprendente
i 25 paesi situati nell'area di Rocca Busambra (Godrano, Cefalù
Diana, Villafrati, Mezzojuso, Campofelice Fitalia, Vicari, Corleone, Ficuzza,
Bolognetta, Marineo). La forza di coinvolgimento produce, miracolosamente,
una serie di risultati concreti che lo convincono a proseguire in tale
progetto. Sempre quest'anno in collaborazione con il Teatro Libero di Palermo
collega le più avanzate proposte di ricerca teatrale internazionale
alla cultura agropastorale del territorio di Godrano e con le note
tecniche di teatro popolare di Augusto Boal, l'esperienza di attivazione
si traduce in dinamiche partecipative di gruppo inedite, straordinariamente
efficaci, tanto da diventare soggetto di studio nel libro del drammaturgo
brasiliano: Il teatro degli oppressi, Feltrinelli, 1989. Sulla scorta delle
stimolanti esperienze condotte in questo periodo Francesco Carbone teorizza
la ipotesi di un Teatro analfabeta o l'Antu di Godrano o del Quinto teatro,
che tende "come necessità non tanto alla concettualizzazione del
primordiale, del congenito, dell'elementare, quanto alla realizzazione
diretta di tali elementi riferiti alla prassi del vissuto, alla sua struttura,
che è ricerca della sostanza (sociale, ideologica, politica, culturale)".
Una teatralità spontanea, una spettacolarità clandestina,
che ignora se stessa e "vive una diversa dimensione dell'immaginario
e una latitudine altra della 'creatività' ". Inizio
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Le libere scritture visuali
Le libere scritture visuali sono un'altra proposta del poliedrico
artista che da un cinquantennio spazia con disinvoltura nei territori della
ricerca figurativa siciliana. Rivelare nascondendo. Rimescolando il significato
della scrittura con il significante. Vuole abituarci in questa straordinaria
stagione ad un linguaggio senza la parola. Vuole ammonirci dell'inutilità
del significato dei codici che portano a risposte definite. E' altro
ciò che veramente conta dell'esistente e ce lo dice tra l'ironico
e il sentenzioso con questi lavori. Quel perduto relazionarsi tra
la natura e la cultura è ciò che interessa davvero.
Ci guida per mano al silenzio, negando il fragore della parola scritta,
mimandola e riproponendola liberamente nella memoria di se solo ed esclusivamente
nel segno sconnesso, dissennato, non significante non correlato a frasi
o a pensieri. Affronta così la circolarità tautologica del
pensiero sino alla sua negazione e fine.
Cerca con disperata lucidità il valore comunicante della
parola proprio nell'inafferrabile significato. Chiede apertamente uno sforzo,
un'attenzione a chi legge basata sulla voglia di sentire, capire qualsivoglia
messaggio dell'uomo all'uomo. Ambisce alla verità dell'umanità
comunicante valori eterni coincidenti con la solidarietà dell'individuo
che non deve mai dimenticare che la cultura lo ha irrimediabilmente reso
animale sociale che si relaziona sia singolarmente che socialmente con
il mondo naturale.
"Non ho figli - confida spesso - ma Godranopoli è per
me come se fossero cento creature insieme".
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